Il progetto in un giardino formalmente è concluso. Molte le osservazioni che si potranno fare per migliorare il processo, ma intanto alcune riflessioni sui risultati non banali che si sono raggiunti in questi 4 mesi di lavoro (più l’antefatto e la coda)

 

sensibilizzare il quartiere

Siamo riusciti a coinvolgere attivamente circa 80 tra cittadini e studenti in incontri molto partecipati e vivi, ma con un passaggio nei diversi eventi di circa 600/800 persone: questo significa lavorare per piccoli numeri ma con scale progressive sempre più ampie (e non è l’unico esempio di questo genere, è proprio il modo di ZUP di lavorare per piccole azioni di trasformazione). L’obiettivo, raggiunto, era di attuare una prima sensibilizzazione sul tema della rigenerazione degli 8 spazi Verdi del quartiere.

 

coinvolgere cittadini e associazioni 

In modo particolare si è consolidata una rete informale, anche tra associazioni o realtà distanti e finalmente coinvolte nell’organizzazione del progetto o nella sua realizzazione, e informate dei risultati e dei progressi. Questo è un primo importante e tangibile risultato del progetto. Patrimonio da non disperdere per non perdere il mood positivo e di collaborazione che si è creato.

 

far vedere le azioni concrete di trasformazione degli spazi verdi del quartiere

Molte idee, ancora da mettere in forma, sui giardini richiamano alla trasformazione degli elementi più spiacevoli del quartiere: spazzatura, abbandono, disamore e degrado verso questi 8 spazi verdi. È così possibile ragionare (pensando ai prossimi mesi) ad alcune concrete azioni: laboratorio di trasformazione di parte dei rifiuti abbandonati, nuove coltivazioni, per essenze e colori, per attrarre nuove attenzioni, nuove vocazioni (legate allo sport, al gioco, all’urban gardening o all’agricoltura urbana).

Lo scambio con gli studenti è stato spesso fonte di interesse e spunto, proprio considerando la qualità delle immaginazioni. Liberare l’immaginazione era in effetti un obiettivo non scritto ma necessario per poter effettivamente mettere in moto la trasformazione.

Lo scambio è avvenuto sapendo intervallare i momenti propri della didattica, con quelli destinati allo scambio e al confronto con le associazioni e con i cittadini.

Nelle foto che seguono vedrete, in ordine misto e non cronologico, i tavoli di lavoro, le ricette appena scritte di Zuppe della trasformazione, un incontro in biblioteca, i dispositivi per raccogliere indicazioni, diverse tavole di progettazione in momenti diversi dell’elaborazione. Il materiale prodotto è enorme (diari di bordo, reportage audiovisivi, tavole di ricognizione, etc): prossimamente si caricherà il ricettario, intanto è possibile vedere  il lavoro audiovisivo posizionato su plug (social tv) e seguire tutti i partner e compagni di strada di questo lavoro, dal Politecnico a Coltivando, a Bovisa Incanta a Pedalandoinzona9, al prezioso Giardino degli aromi a Zac, dalla biblioteca di zona ai negozi che circondano il giardino carnevali, a punti di ritrovo come Mamusca o artigiani designer come Opella, da Cap20100 a Food in the streets, e ancora molti altri ancora, ultimi ma non ultimi il Consiglio di zona 9 e associazione dedep (capofila dell’intervento che ha ricevuto il patrocinio del cdz9). Stiamo lavorando al seguito perché è proprio vero: da cosa nasce cosa #staytuned 

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Abbiamo inanellato diversi appuntamenti di riscaldamento del processo, scegliendo la biblioteca, lo stesso Politecnico, il Giardino Carnevali, il quartiere stesso, alcuni bar e luoghi di ritrovo, come spazi dove incontrarci e progettare, leggere il territorio, aprire la ricerca con nuove domande, perderci, ritrovare nuovi punti di vista, nuove strade di trasformazione degli spazi.

In biblioteca la presentazione, al politecnico l’informazione sul ruolo delle azioni già portate avanti nel quartiere, su come ZUP lavori sulla partecipazione, per piccoli numeri ma con impatto progressivamente su una scala più larga, al giardino carnevali con Io sono un carrello, la lettura del giardino carnevali con gli occhi degli oggetti e delle piante che lo popolano.

Centrale l’incontro del 26 ottobre in cui con il metodo ZUP abbiamo lavorato sul quartiere, partendo dagli stereotipi e dalle possibilità di reinventarlo, soprattutto mettendoci nell’animo di cercare nuove domande per leggere il quartiere e progettare azioni di trasformazione.

Le ricette sono state interessanti e molto libere, fantasiose, alla ricerca di una strada, anche partendo dalla denuncia, o semplicemente gustose, per riprendere in mano la qualità della vita possibile nel territorio urbano.

Questi incontri hanno preparato una comunità composita e motivata ad agire nel periodo successivo di In un giardino.

Nel mese di dicembre in due incontri e una mostra, con il patrocinio del Consiglio di Zona 9, (capofila dell’intervento l’associazione dedep, ben radicata nel quartiere), si mettono in scena i risultati del processo: molte tavole e storie, analisi e scenari della trasformazione per gli 8 spazi verdi del quartiere oggetto del lavoro.

Le idee sono già molte e davvero interessanti e suggestive: gioco, luce, colori, parkour, agricoltura urbana, questi sono solo alcuni degli spunti che vengono dagli studenti e dai cittadini già coinvolti. La rappresentazione tramite i minidoc mette in luce molte caratteristiche del quartiere, anche più interessante di quanto non ci si immagini.

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Ripensare alle tappe del lungo e interessante processo di “In un giardino”  permette di mettere a fuoco il lavoro di questi mesi. Quali i passaggi fondamentali?

Iniziamo dall’antefatto, denso di scambi, nella primavera del 2013.

Accendere la scintilla, costruire il gruppo di lavoro

Tutto ha avuto inizio scambiando idee, bisogni, sensibilità, anche tecniche e metodi, tra ZUP, il comitato giardino carnevali, l’orto condiviso del politecnico Coltivando, e il suo animatore il gruppo di ricerca di design degli spazi, Politecnico, capitanato da Davide Fassi, e alcuni vecchi compagni di strada, Francesca Piredda e tutto lo staff di Imagislab, sempre del Politecnico . Era il periodo primaverile, si susseguivano sopralluoghi, riunioni, incontri, spesso con la presenza e il coinvolgimento attivo di Andrea Motta, che come presidente della commissione ambiente del consiglio di zona 9 segue sempre con particolare attenzione tutti i gruppi che si muovono sul verde urbano.

Un’idea e un bisogno: trovare nuove domande e nuovi scenari

L’idea alla base dei nostri incontri era: provare a disegnare di nuovo lo spazio del giardino carnevali, per disincentivare il “cattivo uso” dello spazio. Ma il desiderio principale era di non accontentarsi di soluzione tecniche qualunque, di abbellimento o legate al decoro urbano (che tra l’altro nei desideri dei cittadini esasperati spesso coincidono con: togliere le panchine, alzare i cancelli, mettere la sorveglianza. Di fatto tutte azioni che chiudono lo spazio a chiunque, non solo a chi ne fa un cattivo uso). Il desiderio alla base di questo lavoro era trovare nuove domande, nuovi immaginari, per poter raccontare di nuovo le possibilità di uno spazio pubblico verde.

E farlo coinvolgendo di nuovo i cittadini: il coinvolgimento è stimolo all’attenzione, ad uno sguardo sistemico, ad adottare nuove soluzioni, a lavorare per la condivisione di azioni e spazi.

iniziavamo a pensare e a progettare In un giardino.

In bici in un giardino_nologocomune