ZUPlab! Venite il 4 dicembre h18.30-21:00 a Impact Hub Milano.

Iscrivetevi qui e diffondete la parola!

Ecco il flyer che vi spiega cosa facciamo durante la serata. A presto!

È da un anno che lavoriamo sul dare forma al nuovo corso di ZUP. Ed eccoci finalmente!

ZUP, acronimo di Zuppa Urban Project, è nato con l’intento di fare rigenerazione urbana, ma da subito ci siamo resi conto che lavoravamo sulla capacità di immaginare e fare cambiamenti.

Per questo il pay off è diventato ZUP The recipe for change, la ricetta per il cambiamento, per la partecipazione e per l’innovazione strategica.

Continuiamo a fare zuppe, a scrivere ricette, a farlo insieme nei gruppi e animando workshop brevi e lunghi.

Abbiamo sperimentato ZUP in diversi contesti, sconfinando in territori e settori nuovi.

Abbiamo capito quanto bello e ricco è il coinvolgimento delle persone nei laboratori ZUP.

E abbiamo preso atto che ZUP fornisce strumenti, un canovaccio metodologico, una expertise di più di 10 anni di lavoro sulla costruzione di scenari strategici e partecipativi di cambiamento, sia in ambito comunitario sia in ambito organizzativo.

Una zuppa al centro, dicevamo e continuiamo a dirlo, perché come strumento (quando abbiamo iniziato e adesso) il cibo (e la metafora della zuppa in particolare, come compresenza armonica e di gusto di molti elementi diversi) risulta caldo, aggregante, efficace nell’avvicinare le persone al cambiamento, alla possibilità di immaginarlo e di metterlo in pratica.

Ecco allora, in anteprima, il nuovo marchio, che gioca con una U allargata a pentolone, il pentolone delle zuppe per l’appunto, e per esteso il pentolone che conterrà le idee sempre nuove e diverse, delle persone, dei territori, delle organizzazioni che lavoreranno con noi.

ZUP The Recipe for Change offre un servizio di innovazione strategica e partecipazione

Il marchio si distingue per molti motivi: un lettering più asciutto, essenziale, quasi minimalista. E poi un nuovo colore (non l’unico): il rosso dell’accensione, della scintilla, dell’energia, e anche, se volete, del gazpacho della torre (una delle prime ricette di zuppe elaborate nel nostro primo ws in Bovisa!). E le stratificazioni, le moltitudini, i punti da connettere e da osservare di nuovo (gli strati di pallini in positivo e in negativo): tutti elementi importanti dei processi che ZUPlab attiva e che ZUPcultivation accompagna e porta avanti.

Ecco qui, sempre in anteprima, l’articolazione dei servizi che ZUP offre:

zupoffertaimmaginebroch

Presto e passo dopo passo, modificheremo l’intero sistema di comunicazione: avremo un nuovo sito (per ora in costruzione www.zuplab.com), una nuova brochure, una nuova immagine coordinata. Qui e lì rimarrà impigliato nella memoria della rete il vecchio nome Progetto Zuppa che conviveva con il vecchio acronimo Zuppa Urban Project, e si troverà ancora il cucchiaio nelle diverse presentazioni che sono ancora on line in rete (è la normale stratigrafia di un progetto che esiste dal 2010, che richiede un po’ di tempo di ordine e sistematizzazione).

A partire da questo mese ZUP inizia a indossare la nuova veste!

Lo vedrete: ZUP the recipe for change è pieno di colori, di variazioni, di possibilità. Come il cambiamento che ZUP sostiene e motiva. Seguite #zup #inprogress!

Ancora altri numeri: nel piccolo Giardino Carnevali (giardino discarica a Milano, zona Dergano-Bovisa) nel marzo 2012 inizia un lavoro di cura con un concerto di percussionisti. Circa 150 persone scendono dai palazzi, stupiti, sconvolti, curiosi, perplessi. È il non pubblico di questo genere di eventi, che nel quartiere normalmente richiama un target medio –alto, colto, progressista.

Ancora riportiamo i numeri rilevati per descrivere gli output e in parte gli outcome di una sola attività, come quella del Giardino Carnevali. Tra questi si considera per brevità solo il periodo 11/2012-11/2013: 8 eventi della partecipazione; attività di organizzazione e segreteria; coordinamento rete volontari. Le persone coinvolte sono state circa 600, con una buona comunicazione sui social e su stampa tradizionale (1.500 social a 600.000 stampa) e un primo allargamento della rete degli interessati. I primi effetti sono stati i seguenti: 10 volontari attivi; 4 negozianti intorno al giardino partecipi e coadiuvanti il processo (che si sommano ai 15 precedentemente attivati e partner tecnici della prima fase di ZUP2011), accompagnamento del CDZ 9, rete commercianti di via Tartini ulteriormente coinvolta e informata, network con associazioni e comitati dello stesso e di altri quartieri. L’obiettivo non è di mettere sotto tutela lo spazio e le persone, ma di generare possibilità e di alimentare progressivamente l’interesse, la partecipazione, le soluzioni di trasformazione.

volafarfallatrasformazione

In questo momento il gruppo di 10 volontari e il network ha già generato nuove attività e presto avrà un’immagine autonoma da ZUP (realizzazione del brand e dell’immagine coordinata del Giardino Carnevali grazie alla collaborazione con Annalinda de Rosa, designer del Politecnico) in un percorso verso l’autonomia che si ritiene importante come effetto del lavoro di ZUP.

E ancora non vi abbiamo raccontato del periodo 2013-2014!! #staytuned #Tobecontinued #zupinprogress #inumeriraccontano

Cos’è un orto per me? Di quali valori voglio nutrimi? Quali desideri voglio seminare? Queste sono alcune delle domande che hanno scandito le tappe del laboratorio ZUPlabmini finalizzato a far lavorare sul progetto dell’orto un gruppo di abitanti di cohousing motivato e abituato alla condivisione.

Per questo ZUP The recipe for change ha proposto un laboratorio di progettazione partecipata dell’orto condiviso condominiale, inserito all’interno del Progetto Cennicoltiva! di Food in the Streets, per Life 10 – ECO Courts (ECOlogical COurtyards United for Resources saving through smart Technologies and life Style), e per l’innovativa esperienza di cohousing di Via Cenni improntata alla condivisione e al risparmio energetico e seguita da due anni dalla Fondazione Housing Sociale.

Il 29 Marzo, insieme a Inge (lei ne parla qui), sapevamo di dover concentrare ZUPlabmini, dal canovaccio flessibile e adattabile, in poco tempo sul progetto e sul rapporto tra desiderata/aspettative legate all’orto, per arrivare in modo semplice a dare un nome a ciascuna delle terrazze. Dare un nome vuole dire trovare la voce e le vocazioni di un luogo, per un orto come questo, condiviso da una comunità colorata, multigenerazionale e partecipativa. Implicitamente con un nome si discute di futuro, della continuità di un’azione di cura e ZUPlab anche su questo ha lavorato: sull’appropriarsi di uno spazio, fin dal progetto.

Cenni 015

Abbiamo raccolto parole, idee, desideri. Una ventina di partecipanti in una mattinata di sole hanno condiviso le loro aspettative sul progetto dell’orto, hanno messo in fila una lista di desiderata, immagini, e poi sapori, odori, spezie, fiori. Dagli ingredienti del loro progetto, summa di immaginario e di terrestre concretezza, abbiamo definito la lista di ingredienti, per creare una ricetta che è anche in questo caso racconto e progetto.

La vellutata di mediterraneo, o Arditi sapori in rima o ancora Zupapo’, e infine Astrozuppa sono le 4 ricette di via Cenni.

I 4 orti condivisi hanno nomi diversi, e storie diverse. Uno richiama al mediterraneo (profumo di mediterraneo) per seguire la propria lista di aromi, o all’effervescenza e simpatia delle ortiste (the patata’s girls) tra peperoncino e poesia. C’è chi si è affidato ad un’immagine, un ricordo, e alla stessa realtà di via Cenni con le parole “bahay-kubo” che in filippino significa “casa tra gli orti”. L’orto infine è “sotto le stelle” per chi ha scelto l’essenza guida dell’astrolabio.

Ecco allora il ricettario  “Assaggi di Via Cenni_Il ricettario di ZUP” (e di ricette magari ne nasceranno altre!). Per questa esperienza, nuovo tassello di ZUP the recipe for change, ringraziamo chi ha partecipato e curerà questi promettenti orti, gli abitanti di via Cenni, e Food in the Streets, Life ECO Courts – Cortili ecologici e FondazioneHousingSociale, per l’assistenza, la guida, il coordinamento, il supporto concreto e progettuale.

Ps: il 12 aprile il secondo appuntamento di Cennicoltiva! Food in the streets lavora con Orti d’azienda per proseguire tecnicamente sul progetto dell’orto. Buon lavoro!

Abbiamo inanellato diversi appuntamenti di riscaldamento del processo, scegliendo la biblioteca, lo stesso Politecnico, il Giardino Carnevali, il quartiere stesso, alcuni bar e luoghi di ritrovo, come spazi dove incontrarci e progettare, leggere il territorio, aprire la ricerca con nuove domande, perderci, ritrovare nuovi punti di vista, nuove strade di trasformazione degli spazi.

In biblioteca la presentazione, al politecnico l’informazione sul ruolo delle azioni già portate avanti nel quartiere, su come ZUP lavori sulla partecipazione, per piccoli numeri ma con impatto progressivamente su una scala più larga, al giardino carnevali con Io sono un carrello, la lettura del giardino carnevali con gli occhi degli oggetti e delle piante che lo popolano.

Centrale l’incontro del 26 ottobre in cui con il metodo ZUP abbiamo lavorato sul quartiere, partendo dagli stereotipi e dalle possibilità di reinventarlo, soprattutto mettendoci nell’animo di cercare nuove domande per leggere il quartiere e progettare azioni di trasformazione.

Le ricette sono state interessanti e molto libere, fantasiose, alla ricerca di una strada, anche partendo dalla denuncia, o semplicemente gustose, per riprendere in mano la qualità della vita possibile nel territorio urbano.

Questi incontri hanno preparato una comunità composita e motivata ad agire nel periodo successivo di In un giardino.

Nel mese di dicembre in due incontri e una mostra, con il patrocinio del Consiglio di Zona 9, (capofila dell’intervento l’associazione dedep, ben radicata nel quartiere), si mettono in scena i risultati del processo: molte tavole e storie, analisi e scenari della trasformazione per gli 8 spazi verdi del quartiere oggetto del lavoro.

Le idee sono già molte e davvero interessanti e suggestive: gioco, luce, colori, parkour, agricoltura urbana, questi sono solo alcuni degli spunti che vengono dagli studenti e dai cittadini già coinvolti. La rappresentazione tramite i minidoc mette in luce molte caratteristiche del quartiere, anche più interessante di quanto non ci si immagini.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

Ripensare alle tappe del lungo e interessante processo di “In un giardino”  permette di mettere a fuoco il lavoro di questi mesi. Quali i passaggi fondamentali?

Iniziamo dall’antefatto, denso di scambi, nella primavera del 2013.

Accendere la scintilla, costruire il gruppo di lavoro

Tutto ha avuto inizio scambiando idee, bisogni, sensibilità, anche tecniche e metodi, tra ZUP, il comitato giardino carnevali, l’orto condiviso del politecnico Coltivando, e il suo animatore il gruppo di ricerca di design degli spazi, Politecnico, capitanato da Davide Fassi, e alcuni vecchi compagni di strada, Francesca Piredda e tutto lo staff di Imagislab, sempre del Politecnico . Era il periodo primaverile, si susseguivano sopralluoghi, riunioni, incontri, spesso con la presenza e il coinvolgimento attivo di Andrea Motta, che come presidente della commissione ambiente del consiglio di zona 9 segue sempre con particolare attenzione tutti i gruppi che si muovono sul verde urbano.

Un’idea e un bisogno: trovare nuove domande e nuovi scenari

L’idea alla base dei nostri incontri era: provare a disegnare di nuovo lo spazio del giardino carnevali, per disincentivare il “cattivo uso” dello spazio. Ma il desiderio principale era di non accontentarsi di soluzione tecniche qualunque, di abbellimento o legate al decoro urbano (che tra l’altro nei desideri dei cittadini esasperati spesso coincidono con: togliere le panchine, alzare i cancelli, mettere la sorveglianza. Di fatto tutte azioni che chiudono lo spazio a chiunque, non solo a chi ne fa un cattivo uso). Il desiderio alla base di questo lavoro era trovare nuove domande, nuovi immaginari, per poter raccontare di nuovo le possibilità di uno spazio pubblico verde.

E farlo coinvolgendo di nuovo i cittadini: il coinvolgimento è stimolo all’attenzione, ad uno sguardo sistemico, ad adottare nuove soluzioni, a lavorare per la condivisione di azioni e spazi.

iniziavamo a pensare e a progettare In un giardino.

In bici in un giardino_nologocomune